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I colori celano emozioni e temperamenti ?





Certamente non sono una psicologa ma per ciò che è la mia esperienza che disegno e dipingo fin da piccola ho osservato l'analogia tra i colori ed i sentimenti celati dietro essi, sulla lettura dei miei colori, e riscontrando alcune analogie tra i colori e la personalità, anche nei disegni di chi mi era vicino o mi capitava di osservare.
I soggetti che usano i colori scuri denotano introspezione, animo molto sensibile agli sbalzi d'umore e conflitto tra il voler essere accettati e nel contempo alzare una barriera agli altri senza cattiveria ma retaggio di problemi nel vissuto, questo anche se nel disegno vi sono pochissime zone chiare o colori neutri, anche nella pressione eccessiva esercitata con le matite per colorare, denotano ribellione che chiede di essere ascoltata...come a dire:
" guarda! esisto come questi solchi!! dammi attenzione, ascolta cosa voglio dirti anche se non te lo so dire! " ....
( per esempio è questo il mio caso quando ero bambina prima che riuscissi ad incanalare le mie problematiche nell'espressione della pittura).
I soggetti che nei  disegni fanno prevalere i rossi vivaci, i blu, i colori squillanti come per esempio i gialli e verdi accesi in generale hanno indole vivace esuberante ma incostante e pretendono di essere particolari rispetto agli altri, per esempio i bambini o adulti leader, con detti soggetti la comunicazione risulta buona, ma solitamente sono quelli che pongono mille domande e richiedono risposte esaurienti, sono un pochino inclini alla discussione continua.
Quelli che usano colori pastello evanescenti o velati come fossero acquerelli sono soggetti abbastanza equilibrati ma denotano incertezze, timori o semplicemente propensione alla lunga riflessione, non desiderano esprimere totalmente il loro interiore per difesa dal mondo esterno, al contempo chiedono inconsciamente di essere rassicurati e solitamente sono poco espansivi.
Chi nei disegni tende ad espandersi dal foglio, ha difficoltà ad esprimere le proprie emozioni ha bisogno di tempo per venire fuori verso gli altri o le cose che vuole esprimere sono troppo profonde o delicate da portare allo scoperto, attende solo la persona giusta per aprirsi.
Chi invece si mantiene in un campo del foglio o addirittura al centro, lasciando intorno tanto spazio non coperto, non cerca comunicatività, è di solito tranquillo, riservato, o di poche parole, il rapporto con gli altri è quasi sempre distaccato, non si lascia coinvolgere dalle emozioni, che comunque riesce a gestire con tempi più lenti.
Nei disegni i soggetti scrutati non devono capire di essere sottoposti ad esame a danno di una stesura falsata, magari è utile proporre il tema o lo stesso soggetto a più individui. o come gioco.
Questo sia per la lettura che per  il confronto: prima su un foglio A3, successivamente in un secondo foglio più piccolo il normale A4 in modo da avere più elementi per valutare l’emotività nello spazio al meglio.
Mentre per gli adulti è diverso prima un disegno normale A4 e in un successivo momento disegni a matita o meglio con penna ad inchiostro su foglio anche di quaderno, per leggere l’essenzialità, ed evitare la cancellazione dei segni espressi spontanei, utile è vedere come cade lo scarabocchio se il foglio ha righe o quadretti come nei normali quaderni ( ove per quadretti e righe si sottointende l'ordinamento alle regole*).
Ciò detto sopra non è un trattato, ma semplice ed empirica esperienza da me annotata ed immagazzinata nei tanti anni che mi occupo di pittura, avendo passato i primi venti anni in vari istituti, non mi è mancato il materiale visivo a cui fanno riferimento le deduzioni di cui sopra. riscontrate anche nelle differenti personalità in coloro che mi stavano intorno.
Chiaramente può essere passibile di contraddizioni, essendo semplicemente quello che ho riscontrato, nelle persone che ho incontrato, delle quali ho osservato il disegnare, soggetti inconsci della mia osservazione.

Consiglio un’interessante lettura, non per il tema sopra scritto, ma collegato alla sfera del disegno e sulla possibilità di riprendere a disegnare anche per chi crede di non esserne capace, comunque utile per le esperienze riportate dall'autrice:
Dalla parte destra del cervello di Betty Edwards
 

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